Stadio Gabrielli: una storia infinita, un danno allo sport

E’ una storia senza fine: ex Ras Commenda, ASD Calcio Rovigo Centro, ora di nuovo il Delta. Le persone che amano lo sport esigono ordine, proviamo a farlo, o comunque vi racconto il mio pensiero. Se deve investire qualcuno che viene da fuori va bene, è sufficiente che dimostri di avere capacità, progetto e credenziali economiche idonee. Dimostrare significa avere prove oggettive di ciò che si sostiene. Per cui prima di affidare un impianto comunale, avrei preferito un vero dibattito in aula. Si, avevamo convocato una commissione apposita, abbiamo cercato di essere propositivi e di far si che la giunta non si chiudesse nelle segrete stanze per affidare l’impianto, ma poco è valso. Ed oggi, regna il caos.

Coordinare e coinvolgere tutte le società di Rovigo non era soltanto buon senso, ma ciò che prevedeva la giurisprudenza, in particolare la legge regionale 8/2015 sull’affidamento degli impianti sportivi. Cito pari pari:

 

 

Art. 26 – Modalità di affidamento.

1. Gli enti pubblici territoriali individuano i soggetti cui affidare gli impianti sportivi, non gestiti direttamente, con procedure ad evidenza pubblica nel rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza ed adeguata pubblicità. 

2. Gli enti pubblici territoriali possono affidare in via diretta la gestione degli impianti sportivi qualora ricorra almeno uno dei seguenti presupposti: 

a) presenza sul territorio di riferimento dell’ente locale di un solo soggetto che promuova la disciplina sportiva praticabile nell’impianto; 

b) presenza sul territorio di riferimento dell’impianto sportivo di società e altri soggetti di promozione sportiva operanti tramite un unico soggetto sportivo.

 

 

E’ chiaro che non siamo nel caso del comma 2 ed è ancora più evidente che non è stata fatta alcuna gara o aperto alcun bando per la gestione degli impianti. Nessuna trasparenza e pubblicità solo sui giornali, a giochi fatti. E’ stato violato chiaramente il l’Art. 26 della Legge Regionale in materia di attività sportiva. Lo trovo gravissimo.

E ancora, mi domando: perché l’assessore allo sport del Comune di Rovigo si interpone tra la nascita di una società e il suo funzionamento? Il Comune di Rovigo dovrebbe fare da coordinatore e nel momento in cui ha dato in gestione l’impianto la società deve dimostrare di essere all’altezza della crescita e della strutturazione delle proprie ambizioni. Leggo che hanno chiamato la FIGC di Roma, hanno scomodato Tavecchio per ottenere il titolo di promozione negato, perché si creerebbe un pericolo precedente per la federazione stessa. Ed ora, nessuno parla. Lo sport nel territorio comunale osserva basito questa situazione quando invece poteva essere coinvolto fin da subito. Si potevano condividere progetti: personalmente pensavo ad un assetto concorrenziale nel settore giovanile in cui ogni realtà cresce a fianco di una propria idea di crescita: penso al Borsea affiliato Udinese, al San Pio X affiliato Padova, al Grignano affiliato Parma. Poi, da una certa età, quando lo sport e la competizione si sarebbero fatti più ambiziosi, Rovigo sarebbe stata la vetrina del calcio polesano. Si sarebbero condivisi costi e un progetto di più ampio respiro per tutto il territorio. L’assessore Paulon e il sindaco Bergamin stanno andando oltre il loro ruolo di gestori del bene pubblico, l’impianto, e chiediamoci: si farà un bando o pensano di operare col volontariato per la gestione e manutenzione di cinque campi, sei spogliatoi, tribune, ecc? Questo è il tema. E non è farsi gli affari della nuova società ma è trattare politicamente una questione pubblica perché il Gabrielli è un impianto comunale, come tale può tendenzialmente gravare sul bilancio del Comune ed è interesse di tutto il territorio sportivo comunale avviare un progetto credibile, condiviso e sostenibile. Tutto ciò non è stato fatto, a partire dalla condivisione.